Purposeful Careers | Scopri il percorso di Gabriele Panero tra mobilità intelligente, innovazione e sicurezza

In questo nuovo capitolo di Purposeful Careers incontriamo Gabriele Panero, nostro studente dell’International Part-Time MBA, che condivide con noi un percorso sviluppato tra ingegneria, program management e innovazione nel settore automotive.

Al centro della sua carriera c'è un obiettivo che ha guidato ogni scelta professionale: utilizzare la tecnologia per contribuire a rendere la mobilità più sicura e ridurre le conseguenze dell'errore umano. Dall'ingegneria applicata alla sicurezza dei veicoli fino alla guida di progetti internazionali ad alta complessità, il suo percorso mostra come innovazione, leadership e collaborazione possano convergere verso un obiettivo comune: costruire una mobilità più sicura, intelligente e accessibile.

Una direzione che l’International Part-Time MBA sta contribuendo a rafforzare, ampliando la sua prospettiva strategica e consolidando la capacità di trasformare tecnologie innovative in soluzioni capaci di generare valore e impatto su larga scala.

 

Guardando al tuo percorso, fatto di ingegneria, project management e relazioni con clienti internazionali, c’è stato un momento o un’esperienza in cui hai compreso che il tuo lavoro poteva avere un impatto reale sulla sicurezza e sulla vita delle persone? In che modo il tuo Purpose si è sviluppato nel tempo e come ha orientato le tue scelte?

Più che un singolo momento, è stata un’esperienza personale a dare una direzione al mio percorso. Quando ero giovane, un incidente che ha coinvolto la mia famiglia mi ha fatto comprendere quanto un errore umano o una semplice distrazione possano cambiare la vita delle persone in pochi istanti. Da allora è nata una convinzione che non mi ha più lasciato: utilizzare la tecnologia per rendere la mobilità più sicura, automatizzando quelle operazioni di guida in cui il fattore umano rappresenta ancora oggi una delle principali cause di incidenti.

Questa motivazione ha guidato tutte le mie scelte. Ho deciso di studiare Ingegneria al Politecnico di Torino e successivamente di proseguire il mio percorso in Svezia, dove ho potuto approfondire la sicurezza attiva e passiva dei veicoli in un contesto accademico fortemente orientato all’innovazione nel settore automotive. È stato in quegli anni che ho maturato la consapevolezza che l’ingegneria non serve soltanto a progettare tecnologie più avanzate, ma può contribuire concretamente a salvare vite umane.

Con il tempo, il mio Purpose si è evoluto. All’inizio desideravo progettare sistemi di sicurezza sempre più efficaci; oggi il mio obiettivo è contribuire allo sviluppo della guida autonoma e dell’intelligenza artificiale applicata alla mobilità, affinché la tecnologia diventi un supporto concreto per le persone, riducendo il rischio di incidenti causati da distrazione, stanchezza o errore umano.

Anche il mio percorso professionale, dall’ingegneria al program management e alla collaborazione con clienti internazionali, è stato guidato da questa convinzione. Ho capito che creare impatto non significa solo sviluppare una buona tecnologia, ma anche trasformarla in una soluzione affidabile, industrializzabile e adottata su larga scala. Per questo oggi il mio Purpose consiste nel mettere in connessione competenze tecniche, innovazione e collaborazione tra persone per contribuire a costruire una mobilità più sicura, intelligente e accessibile.

 

Nei contesti complessi in cui hai operato, tra vincoli, aspettative e stakeholder globali, sicuramente non sono mancate le sfide. C’è un episodio in particolare che ti ha messo alla prova e che ti ha insegnato a bilanciare razionalità tecnica e sensibilità relazionale? In che modo ti ha trasformato come professionista?

Una delle esperienze più significative della mia carriera è stata la collaborazione con un importante costruttore automobilistico internazionale. Il Vice President Sviluppo Software e Guida autonoma dell’azienda aveva lanciato una sfida ambiziosa: dimostrare, in tempi molto ridotti, la capacità della nostra scale-up di integrare con successo la nostra tecnologia all’interno del loro ecosistema software.

Dal punto di vista tecnico era una sfida estremamente complessa, ma ben presto ho capito che il successo non sarebbe dipeso soltanto dalle competenze ingegneristiche. La vera sfida era costruire fiducia tra persone appartenenti a organizzazioni profondamente diverse. Da una parte il nostro team, caratterizzato dall’agilità e dalla rapidità decisionale tipiche di una scale-up; dall’altra un OEM globale, con processi consolidati, aspettative molto elevate e numerosi stakeholder da coinvolgere e allineare.

Quell’esperienza mi ha insegnato che il program management va ben oltre la pianificazione di attività e scadenze. Significa comprendere le dinamiche relazionali, ascoltare punti di vista differenti, anticipare possibili disallineamenti culturali e organizzativi e creare un linguaggio comune tra persone con esperienze e obiettivi diversi.

È stato proprio in quel contesto che ho sviluppato alcune delle competenze che considero oggi più importanti: leadership, people management, comunicazione interculturale e capacità di costruire consenso. Ho imparato che l’eccellenza tecnica è una condizione necessaria, ma non sufficiente. L’innovazione prende realmente forma solo quando le persone riescono a collaborare, fidarsi reciprocamente e condividere una visione comune, guidati dalla medesima missione.

Questa consapevolezza ha cambiato profondamente il mio modo di lavorare. Oggi considero il mio ruolo non solo quello di guidare progetti complessi, ma soprattutto di creare le condizioni affinché persone, competenze e organizzazioni possano esprimere il loro massimo potenziale.

 

Il tuo percorso racconta una forte tensione verso la crescita continua. Oggi, grazie all’International Part-Time MBA di POLIMI GSoM, come sta evolvendo la tua capacità di generare valore? Che tipo di impatto desideri avere nel futuro della mobilità e nelle organizzazioni in cui opererai?

Per me generare valore significa coltivare costantemente la curiosità e ricercare il perché dietro ogni scelta tecnologica, ingegneristica e organizzativa. È un approccio che mi ha accompagnato lungo tutta la mia carriera e che oggi l’International Part-Time MBA di POLIMI GSoM sta contribuendo ad ampliare, permettendomi di integrare la prospettiva tecnica con una visione più strategica del business.

L’MBA mi sta aiutando a comprendere che creare valore non significa soltanto sviluppare tecnologie innovative, ma anche saper guidare organizzazioni, prendere decisioni in contesti complessi e trasformare idee in soluzioni capaci di generare impatto su larga scala. È un percorso che sta rafforzando la mia capacità di connettere tecnologia, strategia e leadership.

Guardando al futuro, il mio obiettivo rimane quello che ha ispirato tutte le mie scelte: contribuire allo sviluppo di una mobilità sempre più sicura attraverso la diffusione della guida autonoma. Credo che questa tecnologia rappresenti una delle più grandi opportunità di trasformazione del settore automotive, non solo per ridurre gli incidenti causati dall’errore umano, ma anche per rendere la mobilità più accessibile, efficiente e sostenibile.

Mi piacerebbe contribuire a questa evoluzione lavorando con i principali costruttori automobilistici internazionali, guidando programmi di sviluppo e industrializzazione che trasformino innovazioni complesse in prodotti concreti, affidabili e disponibili per milioni di persone. Parallelamente, ambisco ad assumere un ruolo sempre più strategico nelle organizzazioni, contribuendo alle decisioni che definiranno il futuro della mobilità.

Se all’inizio del mio percorso il mio contributo era prevalentemente tecnico, oggi il mio obiettivo è mettere le competenze ingegneristiche al servizio di una visione più ampia: aiutare le organizzazioni a prendere decisioni capaci di creare valore nel lungo periodo e contribuire a costruire un futuro in cui la tecnologia migliori concretamente la qualità della vita delle persone. Perché, in fondo, il mio Purpose è rimasto lo stesso fin dall’inizio: utilizzare l’innovazione per rendere la mobilità più sicura e fare in modo che sempre meno famiglie debbano vivere le conseguenze di un incidente evitabile.