In questo nuovo capitolo di Purposeful Careers incontriamo Luca Bergaglio, studente dell’Executive MBA Serale, che ci racconta il suo percorso professionale sviluppato in contesti industriali ad alta complessità, dove sicurezza, performance e capacità di adattamento rappresentano sfide quotidiane.
Il suo racconto mette in luce un'idea che ha progressivamente ridefinito il suo approccio alla leadership: le trasformazioni più significative non nascono dai processi o dalle strutture, ma dalla capacità di coinvolgere le persone e costruire fiducia. Dall’esperienza in organizzazioni multiculturali alla gestione del cambiamento in contesti in continua evoluzione, il suo percorso mostra come leadership e crescita delle persone possano diventare leve fondamentali per generare risultati duraturi.
Una direzione che l’Executive MBA ha contribuito a rendere ancora più chiara, offrendo strumenti per riconoscere il proprio Purpose, sviluppare nuove prospettive sulla leadership e guidare il cambiamento con maggiore consapevolezza.
Il tuo ruolo ti ha portato a guidare team e progetti in contesti complessi e ad alto rischio, dove sicurezza, performance e decisioni rapide convivono ogni giorno. Quali sono state le sfide che ti hanno messo maggiormente alla prova e in che modo queste esperienze hanno contribuito a definire il tuo modo di essere leader e il tuo Purpose?
Ho trascorso oltre dieci anni nell'industria chimica specialistica, in un contesto industriale esigente dove le decisioni hanno conseguenze reali su sicurezza e produttività: un errore può portare a serie ripercussioni, ad un fermo impianto, o ancora ad un impatto sulla supply chain globale. All'inizio, vivevo questa pressione soprattutto come una responsabilità tecnica. Col tempo, ho capito che la vera sfida non era gestire processi, ma gestire persone in situazioni di stress, incertezza e cambiamento continuo.
Lavorare in organizzazioni matriciali e multiculturali mi ha insegnato che l'autorità formale ha un impatto limitato se non si costruisce fiducia. Le esperienze che mi hanno messo più alla prova non erano le crisi operative in sé, ma i momenti in cui dovevo convincere un team eterogeneo a cambiare approccio, a fidarsi di un metodo nuovo, e a guardare oltre le abitudini consolidate.
È stato proprio in quei momenti di frizione che ho iniziato a percepire il mio Purpose, non ancora con parole chiare, ma come sensazione: voglio essere qualcuno che trasforma i contesti in cui opera, mettendo le persone al centro. Ed è stato proprio in Infineum che ho potuto mettere alla prova questa visione: sperimentare approcci, imparare dagli errori, e capire cosa funziona davvero quando la teoria incontra la realtà quotidiana di un'azienda globale.
Guardando al futuro, come immagini l’evoluzione del tuo percorso professionale dopo l’EMBA? Che tipo di impatto desideri generare nelle organizzazioni e quale ruolo vorresti avere nel costruire ambienti di lavoro più sicuri, inclusivi e orientati alla crescita delle persone?
L'EMBA non ha cambiato la direzione del mio percorso, l'ha resa più chiara e definita. Un passaggio chiave in questa evoluzione è stato il mio espatrio a Oxford (Headquarter e centro R&D di Infineum), un'opportunità che si è rivelata formativa ben oltre la sola dimensione professionale: immergermi in un contesto internazionale, lavorare fianco a fianco con colleghi di culture diverse, e vivere in prima persona come le organizzazioni globali trattino la crescita delle persone come una leva strategica piuttosto che come un "nice to have". È stato grazie a quell'esperienza che ho potuto rendere più concreta la mia visione di cosa possa essere un ambiente di lavoro sano ed abilitante.
Oggi so di voler operare all'intersezione tra strategia e persone, in ruoli dove le decisioni di business si traducono in ambienti di lavoro migliori, dove la performance non è in conflitto con il benessere, e dove la crescita individuale è considerata un asset piuttosto che un costo.
L'impatto che voglio generare è concreto: organizzazioni più capaci di navigare il cambiamento perché hanno investito nella consapevolezza e nell'autonomia delle proprie persone.
Dal tuo percorso emerge il desiderio di creare contesti in cui le persone possano sentirsi valorizzate e crescere in modo autentico. In che modo l’esperienza presso POLIMI Graduate School of Management sta contribuendo a rafforzare questa visione e quali competenze vorresti sviluppare per generare un impatto duraturo all’interno della tua organizzazione?
Quando sono entrato in POLIMI GSoM, portavo con me anni di esperienza in un contesto industriale esigente e fortemente strutturato, guidando team sotto pressione e prendendo decisioni con un impatto reale su processi e persone. Avevo accumulato un'esperienza significativa, ma non avevo ancora gli strumenti per darle forma in modo consapevole e intenzionale.
POLIMI GSoM ha fatto esattamente questo. Non mi ha dato un Purpose, mi ha fornito gli strumenti per riconoscerlo, articolarlo e costruirci sopra con metodo. Il lavoro sul Purpose Canvas, il confronto con colleghi provenienti da settori e background completamente diversi, e i framework di leadership e change management hanno accelerato un processo di consapevolezza che da solo avrei impiegato anni a raggiungere.
Le competenze che voglio continuare a sviluppare si collocano all'intersezione tra leadership e trasformazione sistemica: come costruire cultura, come progettare organizzazioni che abilitano le persone, e come esercitare influenza senza autorità formale. Perché essere un "Transformational Ambassador", così come ho definito il mio Purpose, non è un punto di arrivo, è un modo di affrontare il lavoro ogni giorno.
