L’intelligenza artificiale sta ridefinendo in profondità il modo in cui le imprese nascono, crescono e prendono decisioni strategiche. Dalla generazione delle idee alla validazione sul mercato, fino alla scalabilità dei modelli di business, l’AI si configura come un acceleratore capace di trasformare integralmente il processo imprenditoriale. In che modo, però, utilizzarla per sfruttarne pienamente i benefici? Lo abbiamo chiesto ad Angelo Cavallo, docente e direttore dell’International Master in Innovation and Entrepreneurship di POLIMI Graduate School of Management, che in questa intervista offre una lettura lucida e articolata delle opportunità e delle attenzioni necessarie nell’adozione dell’intelligenza artificiale da parte delle imprese.
Dal suo osservatorio, in che modo l’AI sta cambiando il processo imprenditoriale?
L’intelligenza artificiale sta rendendo il processo di creazione del prodotto significativamente più rapido, abbassando le barriere di accesso e favorendo una crescente diffusione di iniziative, sia a livello aziendale sia individuale. Oggi, grazie a strumenti sempre più evoluti, è possibile sviluppare e testare soluzioni digitali in tempi estremamente ridotti, con un impatto evidente soprattutto nei contesti software, ma con ricadute sempre più rilevanti anche in settori tradizionalmente legati all’hardware, come l’automotive, dove la componente software è dominante almeno quanto l’hardware.
Un cambiamento cruciale, inoltre, riguarda il rapporto tra prodotto e mercato, che tende a diventare sempre più interdipendente. Non è più possibile concepire l’uno senza l’altro in sequenza quasi lineare. In questo scenario, l’AI introduce un elemento di discontinuità: la possibilità di creare non solo il “digital twin” del prodotto, ma anche una replica digitale del mercato. Questo consente alle imprese di simulare il comportamento dei clienti e di interagire con essi in modo realistico, abilitando test di validazione praticamente immediati, in parallelo ed in modo sinergico allo sviluppo di prodotto.
Quali sono, invece, i possibili rischi che manager e imprenditori devono evitare nell’adozione e nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale?
Più che di rischi, è opportuno parlare di attenzioni. L’accesso a strumenti così potenti si è democratizzato, ma resta fondamentale la capacità umana di guidarli in modo consapevole. È come avere accesso a una macchina estremamente performante: il vero valore dipende da chi la guida e da come viene utilizzata.
L’AI rappresenta un importante supporto per le startup tech con ambizione: in che modo può aiutarle a scalare rapidamente?
Nella fase iniziale, di avvio dell’attività, l’attenzione delle startup si concentra spesso sulla validazione del modello di business, ma il vero nodo strategico per queste realtà emerge dopo, nella fase di scalabilità. È qui che l’intelligenza artificiale può fare la differenza, supportandole nel passaggio da una base utenti limitata a una crescita esponenziale, senza incorrere in inefficienze organizzative.
Scalare non significa solo acquisire nuovi clienti, ma anche adattare l’organizzazione per sostenere la crescita. In assenza di questo allineamento, si rischia la cosiddetta “scaling trap”, in cui l’espansione diventa insostenibile. L’AI può supportare questo processo, migliorando l’efficienza organizzativa e contribuendo a rendere più efficace l’intero ciclo di vita del cliente. L’intelligenza artificiale abilita un approccio sempre più “science-based” alle decisioni strategiche, particolarmente rilevante proprio nella fase di scaling, che rappresenta uno dei momenti più critici per le nuove imprese, considerando che una percentuale significativa fallisce proprio in questa fase.
Sul tema esiste già una conoscenza diffusa, soprattutto tra imprenditori e manager che hanno affrontato queste sfide, ma si tratta di un sapere ancora poco codificato e sistematizzato: è necessario strutturare e rendere maggiormente accessibili queste competenze e l’impegno della nostra Scuola va anche in questa direzione.
Parlando di competenze, per sfruttare appieno il potenziale dell’AI, quali skill – tecniche, ma anche manageriali e di leadership – sono oggi necessarie nelle imprese?
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le competenze tecniche non rappresentano più il principale fattore distintivo. O meglio, lo sono se messe al servizio di una capacità intuitiva, creativa e di visione orientata a un futuro incerto. Questa deve poi andare di pari passo con la capacità di passare dall’intuizione pura (teorica) all’intuizione validata, attraverso processi di testing e raccolta sistematica dei dati.
Significa integrare teoria e capacità di esecuzione, con un metodo e un approccio strutturato che consentano di prendere decisioni informate. Il passaggio fondamentale è culturale. E, in questo passaggio, il ruolo delle business school diventa cruciale.
In che modo opera POLIMI Graduate School of Management nel formare imprenditori e manager in grado di usare l’AI in maniera consapevole, efficace e al tempo stesso virtuosa?
POLIMI Graduate School of Management, inserita nel contesto di una scuola di ingegneria tra le più importanti in Europa e nel mondo, come il Politecnico di Milano, ha nel proprio DNA un approccio scientifico e sperimentale che può essere efficacemente trasferito anche al mondo del business per guidare le imprese nel passaggio da modelli di validazione tecnica a modelli di “business experimentation”
Il tutto, ponendo il focus su un tema chiave: il recupero di un equilibrio tra teoria ed execution. Ogni iniziativa imprenditoriale nasce infatti da assunzioni teoriche, che devono essere validate sul campo. Ridurre il valore della teoria significa non riconoscere il punto di partenza di ogni processo innovativo e operativo.
In questo senso, POLIMI Graduate School of Management svolge un importante compito culturale tramite i propri percorsi, come l’International Master in Innovation and Entrepreneurship: promuoviamo una visione equilibrata, in cui teoria e pratica si integrano in modo armonico, contribuendo a formare imprenditori e manager capaci di utilizzare l’intelligenza artificiale in modo consapevole, con un approccio rigoroso e orientato all’impatto positivo.

