Leadership purpose-driven e innovazione concreta: il percorso di Esmeralda Colombo, AMBA Student of the Year 2026, dopo l’International Full-Time MBA

Tradurre visione, competenze e purpose in impatto concreto è una delle sfide più complesse per chi opera all’intersezione tra tecnologia, impresa e sostenibilità. In questa intervista, Esmeralda Colombo, nostra Alumna dell’International Full-Time MBA e premiata come AMBA Student of the Year 2026, racconta come il programma abbia rappresentato un momento di svolta nel suo percorso, fornendole strumenti manageriali, finanziari e digitali per trasformare l’innovazione in esecuzione strategica.

 

In che modo l’International Full-Time MBA di POLIMI GSoM ti ha aiutata a trasformare competenze e aspirazioni in un percorso professionale concreto e ad alto impatto?

Nasco come giurista, accademica e startupper, con oltre 30 pubblicazioni scientifiche e un’exit da una società di software per la riduzione degli sprechi alimentari co-fondata nel 2014, quando ancora si parlava vagamente di algoritmi, raramente applicati all’impatto.

Ho sempre amato pensare e fare insieme: per me l’azione conferisce un senso profondo al pensiero nel mondo reale.

Negli anni ho lavorato all’intersezione tra diritto internazionale, clima, strategia industriale verde e governance dell’AI per rendere il mondo un posto migliore, più verde ed equo. Come Fulbrighter, mi sono specializzata all’Università Columbia in diritto dell’energia e a Yale in finanza e deployment dell’energia pulita. Tuttavia, osservando in prima persona come energy manager ciò che la Presidente Ursula von der Leyen ha definito “renewables fatigue”, e considerando che secondo IRENA quasi il 45% dei progetti rinnovabili viene rifiutato dalle banche per scarsa bancabilità e solo lo 0,2% viene consegnato nei tempi e nei costi previsti, ho compreso che il vero collo di bottiglia non è tecnologico, ma organizzativo: frammentazione dei workflow, mancanza di standardizzazione nei portali e strutturazione dei dati, inefficienza nell’esecuzione.

È stato in questo contesto che ho deciso di intraprendere l’International Full-Time MBA presso POLIMI Graduate School of Management, anche grazie al supporto del mio responsabile in una società di finanziamento e deployment di rinnovabili, per acquisire strumenti concreti di finanza, strategia e trasformazione digitale.

L’International Full-Time MBA, con focus su AI, Big Data e Digital Transformation, mi ha permesso di trasformare la mia capacità analitica e giuridica in esecuzione tecnologica e strategica.

Durante il percorso ho sviluppato Green Power Plus (GP+), una cleantech venture, applicando direttamente quanto appreso nelle classi e nei bootcamp. Ho integrato il progetto come caso studio in diversi corsi, sempre con grande comprensione e successo da parte di Faculty e peer che hanno contribuito alle idee migliori: ottenendo, ad esempio, 30/30 in Accounting Management; 30/30 cum laude nel Lean Startup Lab; 30/30 cum laude nel Digital Transformation Bootcamp. È stato di grande ispirazione anche seguire Big Data and Artificial Intelligence. Proprio durante l’anno in cui ho frequentato l’MBA, GP+ è stata premiata a VivaTech 2025 da McKinsey per la scalabilità del suo modello agentico. Ho inoltre trovato la maggior parte degli advisor attraverso la rete di contatti dell’MBA e il network del Politecnico di Milano, dimostrando quanto l’ecosistema sia determinante per l’innovazione.

L’MBA non mi ha fornito solo conoscenze teoriche, ma una struttura per applicarle in tempo reale. Per me è stato come arrivare nel cuore del mondo: il luogo in cui diritto, tecnologia, capitale e industria si incontrano e generano impatto reale.

 

Quali aspetti dell’esperienza in POLIMI GSoM hanno contribuito maggiormente alla tua crescita come purpose-driven leader?

L’internazionalità della classe è stata uno degli elementi più trasformativi. Essendo italiana, naturalizzata norvegese e qualificata come avvocato in Italia e nello Stato di New York, ho sempre cercato contesti internazionali. Tuttavia, la coorte di POLIMI GSoM è stata straordinaria: multidisciplinare, multiculturale, orientata all’impatto e con qualità umane e intellettuali rare.

Il confronto quotidiano con ingegneri, manager e innovatori mi ha insegnato a tradurre visioni complesse in scelte guidate da uno scopo. Con diversi, sono ancora in contatto.

POLIMI GSoM ha trasformato il mio purpose in capacità di esecuzione misurabile, rendendomi consapevole dei trade-off e capace di scegliere il “non compromesso” quando valori di integrità siano messi a repentaglio. In questo percorso, l’apprendimento data-driven, i bootcamp e l’approccio pratico hanno reso evidente che una leadership ad alto impatto debba includere una visione etica, ma anche strutture, metriche e modelli scalabili.

È proprio questo passaggio, dal purpose all’esecuzione, che mobilita le persone: nei momenti di difficoltà dell’azienda, gli individui sono disposti ad assumersi responsabilità ulteriori, a sostenere uno sforzo maggiore, il cosiddetto extra mile, non per il salario o altri benefit, ma perché riconoscono un purpose.

Purpose è anche condivisione, più che competizione. Sono stata fortunata ad essere selezionata per un exchange alla University of St. Gallen, dove ho frequentato il corso “Data and AI Driven Business Transformation” con il Prof. Marco Leimeister, imparando nuovi software e applicativi. Al mio rientro ho condiviso con colleghi e colleghe gli strumenti appresi, in particolare l’uso di Tableau.

Ho inoltre applicato le competenze acquisite durante l’MBA nello sviluppo della mia tesi, guidata magistralmente dal Prof. Antonio Ghezzi, in cui ho elaborato un piano strategico per l’espansione europea di una startup di sostenibilità con base a New York (Myzelio), integrando AI for sustainability e sustainability for AI.

Parallelamente, ho messo a disposizione della classe il mio network imprenditoriale milanese, introducendo alcuni colleghi interessati all’imprenditorialità a circuiti di startupper internazionali, favorendo nuove connessioni. Quello che molte startup stanno costruendo in ambito AI è straordinario. Perché non aiutarle a trovare la luce?

Durante il secondo semestre, ho vissuto anche la mia seconda gravidanza, esperienza che mi ha resa ancora più consapevole della chance che mi è stata data di approfondire un percorso di management così interessante e pieno di senso, dell’importanza della curiosità per migliorare se stessi e il mondo, comprendendo la situazione e dignità di ciascuno. POLIMI GSoM ha risposto con grande attenzione, dimostrando sensibilità istituzionale e visione umana.

La mia crescita come purpose-driven leader è avvenuta proprio in questo equilibrio tra eccellenza, collaborazione, curiosità e umanità.

 

In che modo l’esperienza presso POLIMI GSoM ha influenzato la tua idea di leadership e di Purpose?

Per me il Purpose non è solo una direzione strategica: è una dimensione ontologica. Riguarda il senso delle cose, del tempo e del proprio essere nel mondo. Non significa semplicemente “fare impatto”, ma comprendere perché e come le proprie azioni contribuiscano a sistemi più ampi, complessi e intergenerazionali.

L’esperienza presso POLIMI GSoM ha trasformato questa dimensione valoriale in capacità di esecuzione misurabile e strategicamente orientata.

In particolare, il percorso MBA mi ha portata a comprendere e superare l’adagio neo-liberale secondo cui Purpose e profitto sarebbero necessariamente in dicotomia. L’evoluzione della impact economy ha dimostrato, al contrario, come il Purpose possa avere un ruolo abilitante anche in termini di creazione di valore economico, attraverso proxy sempre più strutturati come i criteri ESG coniugati con Internet of Things, telemetria ed AI, la compliance e l’innovazione sostenibile.

Rimane tuttavia una sfida concreta: la cosiddetta “dualità di scopo” delle organizzazioni, chiamate a perseguire simultaneamente profitto e Purpose, soprattutto nel contesto delle imprese for-profit, caratterizzate da una naturale primazia della missione commerciale. Se il profitto è facilmente misurabile e rendicontato nei bilanci, il Purpose è stato storicamente più sfumato, talvolta episodico e difficilmente operationalizzato. Possiamo definirlo come la “ragione d’essere” o stella polare dell’impresa, ma questa definizione, pur utile, costituisce solo un punto di partenza.

Nel mio percorso professionale e accademico, sono emerse due sfide fondamentali che l’MBA mi ha permesso di affrontare: il metodo e la cultura del purpose.

Il metodo purpose-driven richiede un pensiero complesso, integrato nel processo di strategia. Il purpose, per essere efficace, deve essere condiviso e non confinato alla sola visione del fondatore o al core business. Servono rituali organizzativi, modelli bottom-up e una cultura collaborativa in cui le persone siano orientate alla co-creazione di valore, piuttosto che alla difesa di competenze settoriali.

In questo senso, l’MBA mi ha insegnato a strutturare il purpose come prospettiva “outside-in”. Ad esempio, affrontando megatrend come l’Intelligenza Artificiale, i team tecnici e ingegneristici possono essere motivati dalla consapevolezza di contribuire, attraverso l’innovazione, a obiettivi di sostenibilità e trasformazione sistemica. L’innovazione diventa così uno strumento ex ante per governare il trade-off tra profitto e purpose, affrontando anche le questioni di additionality e impatto reale.

Parallelamente, perché il purpose sia duraturo e diffuso, deve essere incorporato nella cultura organizzativa. Solo così le persone possono percepire che il proprio lavoro possiede un significato che va oltre la performance individuale. Si tratta di una prospettiva “inside-out”, in cui il purpose evolve da spinta fondativa a patrimonio condiviso dell’organizzazione.

Anche la cultura esterna gioca un ruolo cruciale: la tipologia di investitori, il contesto regolatorio e il grado di orientamento al mercato influenzano profondamente il bilanciamento tra profitto e purpose. Le recenti politiche climatiche europee e gli strumenti di incentivazione alla transizione industriale sostenibile mostrano come la “dual purpose strategy” stia diventando non solo eticamente auspicabile, ma anche economicamente fondata.

Alla luce di riflessioni e messa a terra, posso dire che l’MBA presso POLIMI GSoM mi abbia permesso di evolvere da avvocato, ricercatrice e imprenditrice a leader capace di operare all’intersezione tra AI, finanza e transizione industriale verde, traducendo il purpose da principio astratto a leva strategica della quale le persone sono il capitale più prezioso.

 

Cosa significa per te essere stata premiata come AMBA Student of the Year e in che modo questo riconoscimento si inserisce nel tuo percorso futuro e nella volontà di generare un impatto positivo attraverso il tuo lavoro?

Per me questo riconoscimento rappresenta prima di tutto una grande responsabilità, oltre che un grandissimo onore. Essere stata premiata come AMBA Student of the Year 2026 significa vedere riconosciuto non solo un percorso accademico o professionale, ma un metodo: un modo di intendere la leadership e il mondo.

Sono profondamente grata ad AMBA e alla giuria per aver saputo guardare oltre i soli risultati accademici, oltre gli A e A+ per riconoscere la persona nella sua interezza. In questo senso, il premio valorizza una leadership orientata allo scopo, che ho avuto l’opportunità di coltivare durante l’MBA presso POLIMI Graduate School of Management.

Il mio percorso si è sviluppato all’intersezione tra diritto, tecnologia ed energia, con un focus sull’etica dell’innovazione, sulla ricerca orientata alla giustizia e sulla costruzione di iniziative imprenditoriali sostenibili. Credo che la leadership si realizzi nel coraggio di agire: trasformare idee in impatto concreto, guidare con visione mantenendo capacità di ascolto, e creare contesti in cui curiosità, collaborazione e apprendimento continuo possano tradursi in valore.

Guardando al futuro, il mio obiettivo è contribuire allo sviluppo di tecnologie che rimangano profondamente umane. Oggi la tecnologia, e in particolare l’intelligenza artificiale, non si limita più a supportare l’azione umana, ma interviene in processi complessi e interdipendenti, generando effetti difficili da prevedere. Per questo è essenziale mantenere al centro la capacità umana di pensare, scegliere e giudicare, preservando dignità e responsabilità.

Questa visione intendo portarla avanti in modo concreto sia nel mio ruolo di Principal Investigator del progetto G-AI-A (Governing AI for Innovation and Energy Justice) presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha recentemente ottenuto quasi 1,2 milioni di euro di finanziamento dal Fondo Italiano per la Scienza (FIS),  sia nel mio percorso imprenditoriale. L’obiettivo è complementare: sviluppare un approccio all’intelligenza artificiale capace di coniugare innovazione tecnologica, responsabilità e impatto.

L’imprenditorialità, in particolare, è una forma di concretizzazione dello spirito, in cui idee, valori e visione prendono forma in soluzioni reali. È nello spazio tra ricerca e impresa che vedo la possibilità di generare un cambiamento sistemico. Credo profondamente che la tecnologia possa rispondere al “come”, ma che il “perché” e il “per chi” restino responsabilità umane. In questo senso, anche il diritto e l’imprenditorialità hanno un ruolo cruciale come leva culturale per orientare lo sviluppo tecnologico verso modelli più consapevoli e scalabili. Una critica crescente sostiene che l’integrazione di valori nei sistemi di intelligenza artificiale, incluse l’efficienza o la sostenibilità, rischi di alterarne la struttura matematica, introducendo opacità e imprevedibilità. Ma questa obiezione presuppone una neutralità dei sistemi computazionali che non esiste. Il vero rischio, allora, non è l’introduzione dei valori, ma la loro occultazione dentro architetture tecniche presentate come neutrali. È qui che prende forma una tecnocrazia burocratica che sottrae decisioni rilevanti al confronto pubblico e alla libera concorrenza.

Questo premio, quindi, rappresenta un punto di partenza, piuttosto che di arrivo. Uno stimolo a continuare a costruire, insieme ad altri, soluzioni che uniscano scienza, impatto e resilienza.