Con “Purposeful Careers” prende il via un nuovo ciclo editoriale dedicato alle storie dei nostri studenti e delle nostre studentesse: percorsi professionali guidati da un Purpose chiaro, capaci di orientare le scelte e generare un impatto positivo e duraturo sulla società.
Ad aprire la serie è Alessia Testa, studentessa del nostro Flex EMBA e Responsabile Acquisti. Nel suo racconto, la carriera emerge come un percorso di responsabilità crescente, in cui rigore, sguardo strategico e capacità di leggere la complessità si intrecciano con una crescente consapevolezza del proprio Purpose, orientando le decisioni e il modo di esercitare il proprio ruolo.
Qual è stato il filo rosso che ha guidato le tue scelte professionali dagli inizi fino al ruolo attuale di Responsabile Acquisti?
Se guardo al mio percorso con la giusta distanza, riconosco un filo rosso molto chiaro: la volontà di essere presente nei luoghi in cui le decisioni contano davvero. Non ho mai vissuto il lavoro come una semplice successione di ruoli, bensì come un percorso di responsabilità crescente, in cui mettere insieme rigore, visione e capacità di incidere in modo concreto.
Sono attratta dai contesti complessi, quelli in cui non basta "fare bene" il proprio mestiere, ma occorre anche interpretare il contesto, costruire relazioni solide e contribuire a orientare il cambiamento. È per questo che il procurement non è mai stato, per me, soltanto una funzione: altresì credo sia uno spazio in cui strategia, execution e leadership si incontrano ogni giorno. È il punto in cui un’organizzazione rivela la propria lucidità nelle scelte, la coerenza nelle priorità e la capacità di generare valore nel tempo.
Nel corso degli anni ho capito che ciò che mi guida davvero è proprio questo: non limitarmi a gestire processi, ma contribuire a dare qualità alle decisioni, solidità alle relazioni e consistenza ai risultati. Oggi, nel mio ruolo di Responsabile Acquisti, sento questa responsabilità e percepisco questo mandato in modo molto forte. Perché acquistare, in fondo, significa scegliere. E scegliere bene significa già lasciare un’impronta.
C’è un momento della tua carriera in cui hai capito davvero “chi volevi essere” professionalmente?
Sì, ed è stato un momento di consapevolezza molto profondo. A un certo punto del mio percorso ho capito che non volevo essere definita soltanto da ciò che sapevo fare bene, ma dal modo in cui ero capace di guidare ciò che avevo intorno. È stato il passaggio da una visione centrata prevalentemente sull’esecuzione ad una più ampia, in cui sono diventati centrali la direzione, il senso e l’impatto del proprio lavoro.
Ho capito di voler essere una leader, capace di tenere insieme risultati e sensibilità, visione e concretezza, ambizione e attenzione alle persone. Non semplicemente una professionista efficace, ma una presenza capace di generare fiducia, dare direzione e contribuire alla crescita degli altri, insieme alla propria. Da lì in poi, il mio modo di guardare al lavoro è cambiato: non più soltanto obiettivi da raggiungere, ma contesti da costruire; non solo performance, ma valore da lasciare nel tempo.
È lì che ho riconosciuto davvero chi volevo essere professionalmente: una leader concreta ed esigente, ma profondamente consapevole del fatto che i risultati più solidi nascono sempre dall’incontro tra competenza, responsabilità e qualità umana.
In che modo il tuo Purpose personale influenza le tue decisioni quotidiane e come il Master ha contribuito a rafforzarlo?
Il mio Purpose personale è la bussola che mi aiuta a non perdere il senso, soprattutto quando tutto accelera. Mi ricorda che ogni decisione, anche la più operativa, racconta qualcosa del tipo modello di leadership che scegli di esercitare e del valore che vuoi generare. Per me significa questo: cercare risultati senza perdere coerenza, prendere decisioni con rigore senza dimenticare le persone, lavorare con ambizione senza separare mai performance, responsabilità e significato.
L’Executive MBA ha avuto un ruolo determinante in questo percorso, perché ha dato maggiore profondità, struttura e consapevolezza ad una visione che sentivo già mia. Mi ha aiutata ad ampliare lo sguardo, a leggere la complessità con maggiore lucidità e a collegare meglio strategia, execution e impatto. Ma c’è un aspetto che per me è stato altrettanto prezioso: il network. Il confronto con persone provenienti da esperienze, settori e sensibilità diverse ha arricchito profondamente il mio modo di pensare e di decidere. Mi ha insegnato che la qualità della leadership cresce anche nella qualità delle connessioni che sappiamo costruire, nella capacità di accogliere prospettive differenti e di trasformarle in una visione più ampia.
Anche il confronto maturato all’interno dell’Impact Committee di POLIMI Graduate School of Management ha avuto per me un valore importante, perché ha reso ancora più concreto il legame tra crescita manageriale, responsabilità e capacità di generare impatto. In questo senso, il Master è stato per me un acceleratore reale: ha rafforzato il mio modo di pensare, mi ha resa più intenzionale nelle scelte e più solida nel mio modo di esercitare la leadership.
Credo che sia proprio qui il punto di incontro tra percorso professionale e Purpose personale: non sono due traiettorie separate, ma due dimensioni che si rafforzano a vicenda. Perché, alla fine, la leadership più autentica non è solo quella che raggiunge risultati, ma quella che lo fa costruendo fiducia, allargando lo sguardo e lasciando dietro di sé qualcosa di più solido di un risultato. Lasciare un segno, per me, significa esattamente questo.
