Purposeful Careers | Scopri il percorso di Michele Cavadini tra innovazione sanitaria, ricerca e Purpose

Ad aprire questo nuovo appuntamento di Purposeful Careers è Michele Cavadini, studente del nostro International Part-Time MBA, che ci porta dentro a un percorso professionale in cui organizzazione, ricerca e accesso alle terapie si intrecciano in modo profondo.

Nel suo racconto emerge un filo conduttore chiaro: contribuire, anche dietro le quinte, alla creazione di opportunità di cura concrete, in contesti ad alta complessità dove ogni progetto può tradursi in un impatto reale sulla vita delle persone. Dalla gestione di trial clinici alla costruzione di modelli più sostenibili per il sistema sanitario, il suo percorso restituisce una visione in cui competenze manageriali, sviluppate grazie al Master, responsabilità e Purpose si incontrano per generare valore nel tempo.

 

Il tuo lavoro richiede costanza, capacità di affrontare rifiuti e una forte tenuta emotiva, sapendo che dietro ogni progetto ci sono vite reali. Quali sfide ti hanno messo più alla prova e come contribuire a creare opportunità di cura ha rafforzato la tua identità professionale e personale?

Ricordo bene il giorno in cui Terry Pirovolakis contattò il prof. Lorenzo D'Antiga, Direttore della SC Pediatria dell'ASST Papa Giovanni XXIII, l'ospedale in cui lavoro. Suo figlio aveva appena quindici mesi quando, in un ospedale americano, gli era stata diagnosticata una malattia ultrarara: una mutazione genetica destinata a compromettere in modo profondo la sua qualità e aspettativa di vita. Non esisteva una cura. Terry si è licenziato, ha avviato campagne di crowdfunding, contattato ricercatori e insieme hanno sviluppato una terapia genica adatta a trattare il figlio, ancora sperimentale. Dopo aver trattato suo figlio con questa nuova terapia, ha deciso di offrire lo stesso trattamento ad altri bambini nel mondo, con la speranza di contribuire a definire una cura. Quando ci ha contattati, oltre all'esperienza maturata negli Stati Uniti, portava il farmaco. Da subito, anche grazie a una piccola associazione di genitori, ci siamo attivati per creare le condizioni per accogliere e trattare i pochissimi bambini malati con questa patologia in Italia. Il mio compito era principalmente definire il budget e trovare i fondi per coprire i costi che lo studio avrebbe generato presso il nostro ospedale, che si è fatto promotore del trial. Li ho trovati, e grazie al supporto di stakeholder fondamentali, abbiamo ottenuto l'autorizzazione etico-regolatoria e avviato il trial di terapia genica.

Lavorare in un grande ospedale pubblico significa operare in un ecosistema complesso, dove risorse, tempi e priorità riflettono le sfide strutturali di un sistema sanitario che deve bilanciare cure di alta qualità, sostenibilità economica e innovazione. Accettare di progettare ed avviare questo trial clinico è stata sicuramente una sfida e portarlo avanti con un piccolo team molto volenteroso è stata un'esperienza che ha messo alla prova ogni competenza che avevo.

Un proverbio recita: "Gli uomini sani vogliono mille cose, i malati ne vogliono una." Lavorare a fianco dei clinici, sentire attraverso loro, o grazie alle associazioni pazienti, le condizioni con cui alcuni pazienti convivono, mi ha fatto capire come il lavoro silenzioso che conduce ad un kick-off rappresenti una speranza enorme per quel genitore o quel paziente che fino a un momento prima si era sentito dire "non c'è cura, né ricerca". Oggi misuro la mia crescita professionale e personale con ogni progetto che ottiene finanziamento, con ogni euro risparmiato e reinvestito grazie a un attento monitoraggio, con ogni nuova opportunità di cura che questi progetti possono promettere, e offrire. La misuro un passo alla volta, in quelle piccole milestone che giorno per giorno si raggiungono.

 

Guardando al futuro, come immagini l'evoluzione del tuo percorso professionale dopo l'MBA? Quale tipo di impatto desideri generare nel sistema sanitario e quale ruolo vorresti avere nel rendere l'innovazione medica più accessibile e sostenibile, soprattutto per i pazienti più fragili?

Il sistema sanitario italiano affronta oggi una pressione crescente: risorse finanziarie e umane sotto crescente tensione, complessità tecnologica in rapida accelerazione e domanda di cura in aumento convergono in una sfida sistemica per i modelli operativi tradizionali. È qui che intendo portare il contributo del mio MBA: non solo un toolkit di tecniche di management, ma una lente di strategic thinking per leggere la complessità del sistema e orientare le decisioni verso una sostenibilità di lungo periodo.

Il mio obiettivo è operare all'interno del sistema sanitario in un ruolo che abbia impatto diretto sull'organizzazione e sulla pianificazione dei servizi attraverso l’innovazione. In Italia la figura del Grant manager sanitario è già una realtà emergente, con un forte potenziale di evoluzione verso un modello pienamente strutturato. Essere efficaci in questo ruolo richiede ben più che revisionare documenti e gestire scadenze amministrative: significa conoscere a fondo l'organizzazione in cui si opera per garantire che le giuste opportunità arrivino ai giusti interessati, costruire relazioni con finanziatori e partner, lavorare in logiche di open innovation e open science, gestire e monitorare un portfolio di progetti con strumenti adeguati alla complessità della materia trattata. Vorrei contribuire a portare questa funzione al livello di maturità che merita, attirando le risorse necessarie a coprire quei bisogni e contribuire alla creazione di nuove opportunità di cura, oltre che a migliorare l’erogazione di quelle già esistenti, verso un futuro più sostenibile.

Sul tema dell'accesso alle cure, le sfide del sistema sanitario sono molte: una popolazione che invecchia, risorse limitate, una domanda di salute crescente e sempre più complessa. La risposta non può essere soltanto curativa. Occorre spostare il baricentro verso la prevenzione e la diagnosi precoce, intercettare i bisogni prima che evolvano e si cronicizzino. Le tecnologie digitali, come la telemedicina e gli strumenti di IA, sono leve concrete in questa direzione. La medicina personalizzata e di precisione apre scenari di cura straordinari, ma a costi tali da rischiare di renderla un privilegio per pochi. Investire sulla prevenzione significa quindi creare le condizioni economiche perché queste innovazioni possano essere sostenibili e universali: meno acutizzazioni, meno interventi ad alto costo, più risorse liberate per le terapie avanzate. Sostenibilità e universalità dell'accesso sono due facce della stessa medaglia. In questo scenario, la definizione di nuovi ruoli come quello del Grant manager sanitario assume valore strategico: una funzione trasversale all'organizzazione, capace di ottimizzare l'uso delle risorse in progetti di ricerca, attrarre finanziamenti e costruire reti professionali che alimentino collaborazioni e scambio di buone pratiche.

 

In che modo l'esperienza presso POLIMI Graduate School of Management ha contribuito a chiarire il tuo Purpose e quali competenze vorresti portare nel sistema della ricerca e della sanità per generare un impatto duraturo sulla società?

L'MBA mi ha convinto che la direzione in cui sono è quella giusta e mi ha fornito gli strumenti adeguati per aumentare e misurare l’impatto del mio lavoro. Studiare il funzionamento delle aziende nella loro complessità, dalla finanza alle operations, dalla gestione del personale alle metodologie per creare vera innovazione, attraverso business cases da settori molto diversi dal mio, mi ha chiarito dove voglio stare: in contesti ad alto impatto sociale, dove il mio lavoro diventa supporto concreto a chi ogni giorno affronta situazioni complesse. Trovare risorse, organizzarle e monitorarle efficacemente è un lavoro che agisce a monte della cura: una buona organizzazione amministrativa libera tempo ed energie ai clinici, permette ai ricercatori di concentrarsi sulla scienza, e si traduce alla fine in un beneficio concreto per i pazienti. È un impatto indiretto, ma decisivo.

Due esempi in particolare che durante il percorso in POLIMI GSoM mi sono stati di particolare aiuto sono stati il modulo di management accounting e l'esperienza internazionale al Trinity College di Dublino. Il primo in quanto capire come vengono definiti gli obiettivi e come i KPI possono essere costruiti e misurati mi ha fatto vedere con chiarezza quanto questi aspetti possano condizionare il lavoro quotidiano degli operatori e la qualità delle cure erogate. Il secondo invece perché a Dublino ho sviluppato competenze su due fronti che nel mio lavoro si intrecciano continuamente: strumenti e tecniche di intelligenza artificiale come risorsa operativa, e una solida base in ambito leadership, come leva per costruire relazioni efficaci in contesti interprofessionali complessi.

Le competenze che vorrei portare nel sistema sanitario sono quelle che ne conseguono: una visione d'insieme che permetta di coordinare meglio i processi, ridurre le inefficienze che nascono spesso dalla mancata comprensione e comunicazione interne, e introdurre strumenti tecnologici che permettano di ottenere di più, con meno. Inoltre, vorrei valorizzare il mio percorso internazionale come leva concreta per il sistema. Aver studiato e lavorato in diversi contesti internazionali mi ha mostrato quanto valore si possa generare aprendo i confini dell'organizzazione: costruire collaborazioni strutturate con centri d'eccellenza italiani e europei, intercettare le buone pratiche già sperimentate altrove e tradurle nella nostra realtà operativa e alimentare un flusso costante di scambio scientifico e organizzativo. La sanità italiana ha eccellenze riconosciute a livello globale, il salto qualitativo sta nel farle dialogare in modo più efficace con il resto del mondo.

Il Sistema Sanitario è un settore tanto discusso quanto prezioso, un bene comune da preservare e migliorare ogni giorno, a piccoli passi. Lavorarci significa accettare la lentezza dei cambiamenti strutturali e, al tempo stesso, credere nel valore di ogni miglioramento incrementale. È un privilegio e una responsabilità: contribuire, anche solo per la propria parte, a un sistema che resta uno dei pilastri più solidi del nostro sistema sociale.